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Come ricaricare un'auto elettrica?
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Come ricaricare un'auto elettrica?

25 Aug 2026
25 Aug 2026

Il passaggio a un’auto elettrica incide poco sul modo di guidare e molto sul modo di organizzare le soste. Con un'alimentazione tradizionale il rifornimento è un'attività dedicata: una deviazione, cinque minuti, una cadenza settimanale. Con una vettura a batteria la logica si rovescia e l'energia si accumula nei tempi morti già presenti nella giornata, ovvero le ore notturne in garage, la sosta in ufficio, i quaranta minuti al supermercato.

Da qui deriva l'abitudine dominante tra chi guida un veicolo elettrico: ricariche parziali e frequenti al posto del pieno occasionale. Diventa importante comprendere quindi come funziona la ricarica così da scegliere le soluzioni che si adattano a queste finestre di tempo, quanta energia restituiscono e quanto costano.

Come funziona la ricarica di un'auto elettrica


Il punto di partenza è una differenza fisica: la batteria di un veicolo elettrico immagazzina energia in corrente continua (DC), mentre la rete elettrica distribuisce corrente alternata (AC). Da qui derivano le due modalità di ricarica esistenti.

Nella ricarica in corrente alternata la conversione avviene a bordo del veicolo, grazie a un componente chiamato caricatore di bordo. È questo dispositivo a stabilire il limite massimo di potenza assorbibile: si tratta di un valore fisso, deciso dal costruttore, che nessuna presa esterna può superare. I valori vanno da 6,6 a 11 kW.

Nella ricarica in corrente continua, invece, la conversione avviene all'interno della colonnina, che invia energia già pronta direttamente alla batteria. Superando il collo di bottiglia del caricatore di bordo, questa modalità raggiunge potenze molto più elevate, comprese tra i 50 e i 350 kW a seconda della stazione e del veicolo.

Cambia di conseguenza anche il connettore. Lo standard europeo per la corrente alternata è il Type 2, mentre la ricarica rapida in corrente continua utilizza il CCS Combo 2, che aggiunge due contatti supplementari sotto la presa Type 2. Si tratta della configurazione adottata anche da Geely E2 e Geely EX5.

Un ultimo elemento merita attenzione: la potenza di ricarica varia nel corso della sessione. Il sistema di gestione della batteria eroga il massimo nella fase centrale e riduce progressivamente il flusso oltre l'80% di carica, per preservare le celle. Ecco perché i costruttori dichiarano i tempi nell'intervallo compreso tra il 30% e l'80%, che rappresenta la finestra realmente utile durante un viaggio.

Dove ricaricare un'auto elettrica


Le occasioni di ricarica si distribuiscono su tre contesti principali, con pesi molto diversi nella pratica quotidiana.

Il primo è l'abitazione. Chi dispone di un box, di un posto auto privato o di un garage condominiale copre in questo modo la larga maggioranza del proprio fabbisogno, sfruttando le ore notturne e le tariffe più convenienti. È la soluzione più economica e la più comoda, perché elimina qualsiasi deviazione rispetto ai percorsi abituali.

Il secondo contesto è la rete pubblica, distribuita tra strade urbane, parcheggi in struttura, aree commerciali e aree di servizio autostradali. La sua espansione degli ultimi anni ha riguardato soprattutto le stazioni ad alta potenza lungo le direttrici a lunga percorrenza, il tratto in cui la ricarica rapida incide maggiormente sui tempi di viaggio. Per chi dispone di una soluzione domestica la rete pubblica svolge una funzione di complemento, concentrata sugli spostamenti fuori dal raggio abituale; per chi ne è privo diventa il canale principale, e in questo caso conviene verificare la presenza di postazioni lungo i percorsi ricorrenti. Le applicazioni degli operatori e i sistemi di navigazione di bordo segnalano posizione, potenza e disponibilità aggiornata delle singole postazioni.

Il terzo contesto riguarda i luoghi di sosta prolungata: parcheggi aziendali, centri commerciali, strutture ricettive, palestre. Sono situazioni in cui l'auto rimane ferma per ore e in cui anche una ricarica a bassa potenza restituisce un'autonomia significativa senza richiedere alcuna attesa dedicata.

Ricaricare l'auto elettrica a casa: le opzioni disponibili


Per la ricarica domestica esistono due strade, con caratteristiche molto diverse.

La presa domestica. Una comune presa da 230 V permette di alimentare il veicolo tramite il cavo in dotazione, dotato di una centralina di controllo integrata. Questa soluzione richiede il minimo investimento iniziale e comporta tempi lunghi, perché l'assorbimento va mantenuto entro i 2,3 kW circa per evitare sollecitazioni eccessive sull'impianto. Le prese domestiche standard non sono progettate per erogare potenza elevata in modo continuativo per molte ore: quando si prevede un utilizzo regolare, l'installazione di una presa industriale di tipo CEE offre un margine di sicurezza superiore. Resta comunque una soluzione da considerare occasionale o di emergenza.

La wallbox. È la stazione di ricarica domestica vera e propria, fissata a parete e collegata a una linea dedicata. Offre diversi vantaggi rispetto alla presa:

  • gestisce potenze più elevate, tipicamente 7,4 kW in configurazione monofase e 11 o 22 kW in trifase;
  • integra le protezioni elettriche specifiche per la ricarica dei veicoli;
  • consente la programmazione oraria, per far coincidere la sessione con le fasce tariffarie più economiche;
  • nelle versioni evolute dialoga con l'impianto fotovoltaico e con il contatore, modulando l'assorbimento in base alla potenza disponibile.

Nel dimensionare la wallbox conviene partire dal caricatore di bordo indicato sulla scheda tecnica del veicolo, perché una potenza installata superiore a quel valore resta inutilizzata. Va inoltre considerato che le potenze da 11 e 22 kW richiedono un allaccio trifase, condizione ancora minoritaria nelle abitazioni italiane: con una linea monofase la ricarica avviene comunque, alla potenza consentita dall'impianto.

Per l'installazione in condominio la normativa italiana consente al singolo condomino di procedere a proprie spese sul posto auto di sua pertinenza, con comunicazione all'amministratore. L'assemblea può disciplinare le modalità di intervento e valutare l'installazione di un'infrastruttura comune, con contatore dedicato che separa i consumi dalle utenze condominiali.

L'abbinamento con un impianto fotovoltaico rappresenta infine la configurazione più efficiente sul piano economico, perché consente di destinare alla ricarica l'energia autoprodotta durante le ore diurne, riducendo in modo sensibile il prelievo dalla rete.

Per maggiori informazioni sull’installazione delle colonnine elettriche.

Ricaricare l'auto elettrica alle colonnine pubbliche


La rete pubblica si articola su livelli di potenza crescenti, ciascuno adatto a un contesto d'uso preciso:

  • le colonnine di ricarica in corrente alternata fino a 22 kW, diffuse nei centri urbani e nei parcheggi, adatte a soste di alcune ore;
  • le stazioni fast in corrente continua fino a 150 kW, collocate in genere lungo le arterie extraurbane e nelle aree di servizio;
  • le stazioni ultrafast pari o superiori a 150 kW, concentrate sulle direttrici autostradali e pensate per soste brevi.

Per avviare una sessione le modalità sono sostanzialmente tre: l'applicazione dell'operatore, la tessera RFID associata a un contratto e il pagamento diretto con carta contactless, dove il terminale è presente. La prima resta la via più conveniente, perché il pagamento diretto alla colonnina può comportare un sovrapprezzo. Le applicazioni consentono inoltre di verificare in anticipo la disponibilità del punto di ricarica, la potenza effettiva erogata e lo stato di avanzamento della sessione.

Un accorgimento utile riguarda la soglia di ricarica. Le stazioni rapide danno il meglio nell'intervallo compreso tra il 30% e l'80%, la fascia in cui la batteria accetta la potenza più elevata: venti o trenta minuti restituiscono oltre metà dell'autonomia, il tempo di un caffè o di una telefonata durante una pausa di viaggio. Riprendere la marcia a quel punto permette di sfruttare la parte più efficiente della curva di ricarica e di lasciare la postazione libera per chi arriva dopo, mentre il completamento fino al 100% trova la sua collocazione naturale nella ricarica notturna a casa, dove il tempo trascorre senza attesa.

Quanto tempo serve per ricaricare un'auto elettrica


La durata di una ricarica dipende da due valori, e il più basso dei due determina sempre il risultato: la potenza erogata dal punto di ricarica e la potenza massima accettata dal veicolo. Molto semplicemente, una wallbox da 22 kW collegata a un'auto con caricatore da 6,6 kW eroga 6,6 kW; una wallbox da 3,7 kW collegata a un'auto da 11 kW eroga 3,7 kW. Ne consegue che aumentare la potenza dell'installazione domestica oltre il limite del caricatore di bordo non produce alcun beneficio sui tempi.

Per una stima orientativa è sufficiente dividere la capacità della batteria, espressa in kWh, per la potenza del punto di ricarica, espressa in kW: il risultato indica il tempo in ore. Applicando questa formula alle capacità e alle potenze più diffuse si ottiene il quadro seguente.

PotenzaBatteria 35 kWhBatteria 50 kWhBatteria 60 kWh
Colonnina rapida in corrente continua, dal 20% all’80%circa 30 minuticirca 30 minuticirca 30 minuti
Wallbox trifase 11 kWcirca 3 ore e 15 minuticirca 4 ore e 30 minuticirca 5 ore e 30 minuti
Wallbox monofase 7,4 kWcirca 4 ore e 45 minuticirca 6 ore e 45 minuticirca 8 ore
Impianto domestico 3,3 kWcirca 10 ore e 30 minuticirca 15 orecirca 18 ore
Presa domestica 2,3 kWcirca 15 orecirca 22 orecirca 26 ore

Si tratta di un riferimento di massima, che presuppone un veicolo in grado di accettare la potenza indicata. Sul risultato effettivo intervengono anche lo stato di carica iniziale, la temperatura esterna e i sistemi di gestione termica della batteria, che regolano il flusso di energia per mantenere le celle in condizioni ottimali. Un approfondimento dedicato a questi fattori è disponibile nell'articolo sui tempi di ricarica di un'auto elettrica.

Vale infine una considerazione di metodo: la ricarica completa rappresenta un caso raro. Nell'uso quotidiano prevalgono i rabbocchi parziali, che richiedono una frazione dei tempi riportati e si esauriscono nelle ore in cui il veicolo resterebbe comunque fermo.

Quanto costa ricaricare un'auto elettrica


Il costo dipende quasi interamente dal luogo in cui avviene la ricarica, e la differenza tra i due estremi è di circa tre volte.

A casa. Il kWh domestico si colloca intorno ai 0,20-0,25 euro e nelle fasce serali e notturne scende ulteriormente, grazie alle tariffe agevolate applicate nei momenti di minore domanda. Una ricarica completa di una batteria da 50 kWh comporta quindi una spesa di circa 10-13 euro. Alle utenze domestiche si applica inoltre l'IVA al 10%, contro il 22% previsto per le forniture pubbliche: una differenza che concorre in modo stabile al vantaggio economico.

Alla colonnina pubblica. Il prezzo si muove indicativamente tra 0,55 e 0,90 euro per kWh, in funzione soprattutto della potenza erogata: le stazioni fino a 22 kW applicano tariffe più contenute, mentre quelle ad altissima potenza incorporano il costo dell'infrastruttura e la rapidità del servizio. Sulla stessa batteria da 50 kWh una ricarica completa oscilla tra i 25 e i 45 euro. Gli abbonamenti sottoscritti con gli operatori utilizzati più di frequente riducono sensibilmente questi valori.

Il parametro più utile resta comunque il costo per cento chilometri percorsi. Con un consumo medio compreso tra 15 e 20 kWh ogni 100 km, la spesa si attesta sui 3-5 euro ricaricando in casa e sugli 8-16 euro affidandosi interamente alla rete pubblica. Poiché la ricarica domestica copre la maggior parte del fabbisogno di chi dispone di un box o di un posto auto privato, il valore reale per la maggioranza degli automobilisti si colloca vicino alla prima cifra.

Il confronto con l'alimentazione tradizionale completa il quadro: ai prezzi correnti dei carburanti una vettura di pari categoria comporta una spesa dell'ordine dei 13-15 euro ogni cento chilometri. Su una percorrenza annua di 10.000 chilometri il vantaggio della ricarica domestica supera quindi i 1.000 euro, ai quali si aggiungono i minori costi di manutenzione tipici della trazione elettrica. Un'analisi dettagliata delle voci che compongono la tariffa e delle strategie per contenerla è disponibile nell'articolo sui costi di ricarica di un'auto elettrica.


F.A.Q. Ricarica auto elettriche

Quali cavi servono per ricaricare l'auto elettrica?

Ne servono due, entrambi in dotazione: quello in Modo 2, con centralina di controllo integrata, per la presa domestica o industriale CEE; quello in Modo 3, con connettore Type 2, per la wallbox e le colonnine in corrente alternata. Alle stazioni rapide in corrente continua il cavo è integrato nella colonnina.

Quali tipi di prese di ricarica esistono per auto elettriche?

Sul veicolo lo standard europeo prevede il Type 2 per la corrente alternata e il CCS Combo 2 per la corrente continua. Sul lato dell'infrastruttura si incontrano la presa domestica Schuko, la presa industriale CEE e la presa Type 2 di wallbox e colonnine.

Come si ricarica una macchina elettrica a casa?

Il veicolo si collega con il cavo appropriato e la sessione si interrompe da sola al livello impostato. La presa domestica consente di iniziare senza investimenti, entro i 2,3 kW circa; la wallbox offre potenze superiori e ricarica programmabile. In entrambi i casi serve la verifica di un tecnico qualificato.

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