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Installare colonnina elettrica: informazioni utili
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Installare colonnina elettrica: informazioni utili

29 Jul 2026
29 Jul 2026

La ricarica domestica rappresenta la soluzione più comoda ed economica per l'uso quotidiano di un'auto elettrica o Ibrida plug-in. Prima di procedere con l'installazione, però, conviene chiarire alcuni aspetti pratici: quale dispositivo scegliere, quali autorizzazioni servono, quanta potenza deve garantire l'impianto e quali costi comporta l'intervento.

Perché conviene installare una colonnina di ricarica a casa

Le normative vigenti non impediscono di collegare l'auto a una comune presa domestica, tuttavia questa soluzione presenta limiti evidenti. Una presa Schuko dilata i tempi di ricarica fino a cinquanta ore e comporta un rischio concreto di sovraccarico della rete: un impiego occasionale può risultare accettabile, mentre l'uso quotidiano richiede un dispositivo dedicato.

I vantaggi di una stazione domestica si possono riassumere così:

  • Ricarica rapida e sicura, con la possibilità di assorbire il massimo della potenza disponibile senza far scattare il contatore;
  • Gestione intelligente dell'energia, con programmazione della fascia oraria e monitoraggio da remoto dei consumi;
  • Risparmio in bolletta, grazie ad abbonamenti dedicati e allo sfruttamento delle ore notturne, quando il prezzo dell'energia scende sensibilmente;
  • Minore ricorso alle infrastrutture pubbliche su strada;
  • Maggiore durata della batteria, poiché la programmazione consente di limitare la ricarica all'80-85%;
  • Controllo dell'impatto ambientale, scegliendo un fornitore di energia certificata da fonti rinnovabili.

Colonnina o wallbox: le differenze e come scegliere

I dispositivi di ricarica domestica si presentano in due formati. La colonnina di ricarica è una sorta di totem da appoggiare al pavimento, adatta a spazi esterni o a garage ampi. La wallbox è invece un punto di ricarica che si fissa alla parete, interna al box oppure esterna all'abitazione, e rappresenta la soluzione più diffusa per ragioni di ingombro e di costo. Dal punto di vista funzionale i due dispositivi sono equivalenti: entrambi si collegano al veicolo tramite una presa di Tipo 2, la stessa utilizzata dalle colonnine pubbliche in corrente alternata, e richiedono semplicemente il cavo in dotazione. La scelta dipende dunque dallo spazio disponibile e dalle abitudini di ricarica.

Come installare una colonnina elettrica in una casa indipendente

Per realizzare un impianto di ricarica in una casa indipendente o in una villetta monofamiliare non è richiesta alcuna autorizzazione, né verso il Comune né verso il Gestore di Rete. L'auto può essere collegata al contatore esistente, senza contabilizzazione separata. L'unica eccezione riguarda gli immobili in locazione, per i quali occorre il benestare del proprietario.

Il percorso più comune prevede l'intervento di un tecnico specializzato inviato dall'azienda presso cui si acquista l'infrastruttura, e si articola in quattro passaggi:

  • Scelta e acquisto del dispositivo, valutando formato e potenza in base al veicolo e agli spazi;
  • Sopralluogo del tecnico, che effettua le misurazioni preventive, verifica l'ubicazione del quadro elettrico e individua la posizione migliore per la stazione;
  • Saldo del preventivo e degli eventuali costi aggiuntivi per lavori di adeguamento;
  • Installazione vera e propria, calibrata sulle specifiche dell'abitazione, del veicolo e delle abitudini di consumo rilevate.

Buona parte dei box e delle case indipendenti dispone già, fin dalla progettazione, di un impianto elettrico dedicato. In caso contrario è necessario rivolgersi a un elettricista specializzato, che realizzerà un circuito pensato per reggere il carico di una ricarica continua e prolungata.

Come installare una colonnina elettrica in condominio

In un edificio condominiale l'iter è più articolato. Secondo la legge 124/2012 occorre chiedere l'approvazione dell'assemblea condominiale, che deve esprimersi con una maggioranza favorevole. I costi di installazione e manutenzione restano interamente a carico del richiedente.

Nel caso di installazione all'interno di un box privato si aprono due strade. La prima prevede un contatore separato dedicato alla ricarica. La seconda consiste nell'allacciarsi al contatore condominiale, soluzione che rende indispensabile un misuratore dei consumi, in modo da quantificare l'energia utilizzata e attribuirne il costo al proprietario del veicolo.

In entrambi i casi serve un impianto elettrico moderno, capace di sopportare fino a 7,4 kW e slegato dagli altri circuiti, così da garantire la sicurezza in caso di sovraccarichi o cortocircuiti.

La potenza del contatore domestico: il punto di partenza

Prima ancora di scegliere il dispositivo conviene verificare la potenza del contatore. Una fornitura standard da 3 kW risulta spesso insufficiente, soprattutto se durante la ricarica si utilizzano contemporaneamente altri elettrodomestici energivori. In molti casi si rende quindi necessario un aumento a 4,5 kW o, preferibilmente, a 6 kW.

Si tratta di una verifica preliminare importante, perché incide sia sulla potenza della wallbox installabile sia sulla quota fissa in bolletta.

La potenza della wallbox: velocità e requisiti dell'impianto

La potenza, misurata in kilowatt, determina la velocità di ricarica e i requisiti dell'impianto domestico. Le opzioni disponibili sono sostanzialmente tre.

Wallbox da 3,7 kW (monofase). Rappresenta la soluzione d'ingresso. Una batteria da 50 kWh richiede 13-14 ore per una ricarica completa, tempi compatibili con chi percorre pochi chilometri al giorno o ricarica prevalentemente di notte. Questa potenza risulta compatibile con un contatore standard da 3 kW e, nella maggior parte dei casi, si collega all'impianto esistente senza modifiche strutturali. Dove sono presenti prese industriali blu (monofase) o rosse (trifase), è possibile utilizzare quelle per la connessione.

Wallbox da 7,4 kW (monofase). È la potenza più diffusa e raccomandata per la ricarica domestica in Italia. La stessa batteria da 50 kWh si ricarica in 6-7 ore, tempi ideali per un rabbocco notturno completo. Questa soluzione richiede però un aumento della potenza del contatore e la realizzazione di un circuito dedicato fino al quadro elettrico principale, con cavi di sezione adeguata e protezioni specifiche: interruttore differenziale di Tipo A o B e interruttore magnetotermico.

Wallbox trifase (11 kW e 22 kW). Riservate a poche utenze domestiche, portano i tempi di ricarica rispettivamente a 4,5-5 ore e a 2,5-3 ore. Prima di orientarsi verso queste potenze occorre verificare la capacità di ricarica in corrente alternata del veicolo: molti modelli di fascia media si fermano a 7,4 kW o 11 kW. Va inoltre considerato che i costi di acquisto e installazione risultano sensibilmente più elevati, così come la quota potenza in bolletta.

Quanto costa installare una colonnina di ricarica

Il prezzo dipende dalla tecnologia e dalla potenza del dispositivo e dalla quantità di interventi richiesti al tecnico, che spesso si fanno carico di una parte significativa delle spese.

Indicativamente:

  • A partire da circa 500 euro per una wallbox da 3,7 kW, collegabile all'impianto domestico senza modifiche strutturali;
  • Tra 900 e 1.500 euro per una wallbox da 7,4 kW, con i modelli più performanti che raggiungono circa 2.000 euro;
  • Costi superiori per le soluzioni trifase, a cui vanno sommati gli interventi sull'impianto ed eventualmente il passaggio a una fornitura trifase.

A queste cifre si aggiungono gli eventuali lavori di adeguamento dell'impianto elettrico, quantificabili con precisione solo dopo il sopralluogo.

Incentivi per l'installazione dei punti di ricarica

Nel corso degli anni lo Stato ha previsto agevolazioni fiscali per incoraggiare i proprietari di veicoli elettrici a dotarsi di un impianto domestico, in genere sotto forma di detrazione della spesa dall'imposta sul reddito ripartita in quote annuali. Le aliquote, i requisiti e i vincoli di abbinamento ad altri interventi edilizi cambiano però con frequenza.

Conviene quindi verificare le misure effettivamente in vigore al momento dell'acquisto, confrontandosi con il tecnico installatore o con un consulente fiscale.

Colonnina di ricarica e pannelli fotovoltaici

I vantaggi ambientali ed economici dell'auto elettrica raggiungono il massimo quando la stazione di ricarica viene alimentata da energia prodotta da fonti rinnovabili. Dove esistono le condizioni, l'installazione contestuale di un piccolo impianto fotovoltaico rappresenta una scelta lungimirante.

Per ottimizzare ulteriormente il risparmio è consigliabile includere un sistema di accumulo a batteria, che consente di ricaricare l'auto anche nei momenti di scarsa produzione solare. Un ulteriore passo avanti si ottiene scegliendo dispositivi in grado di regolare automaticamente la potenza di ricarica in funzione dell'energia disponibile, così da evitare sprechi e contenere i costi in bolletta. In questo caso il sistema deve essere dotato di adeguati dispositivi di misurazione dei consumi.

F.A.Q. Costi ricarica auto elettrica

Serve un'autorizzazione per installare una colonnina in una casa indipendente?

No. Per una casa singola o una villetta monofamiliare non occorrono permessi, né verso il Comune né verso il Gestore di Rete. In caso di abitazione in affitto serve però il benestare del proprietario.

Posso caricare l'auto con una normale presa domestica?

È tecnicamente possibile, ma sconsigliato. Una presa Schuko dilata i tempi di ricarica anche fino a 50 ore e comporta un rischio concreto di sovraccarico dell'impianto. Wallbox e colonnine restano la soluzione più sicura ed efficiente.

Quanto tempo serve per una ricarica completa?

Per un'auto con batteria da 50 kWh i tempi indicativi sono:

  • circa 13-14 ore con una wallbox da 3,7 kW;
  • circa 6-7 ore con una wallbox da 7,4 kW;
  • circa 4,5-5 ore con una wallbox trifase da 11 kW;
  • circa 2,5-3 ore con una wallbox trifase da 22 kW.

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